Pena di 24 mesi sospesi a favore di un trattamento stazionario per la tossicodipendenza per un 30enne del Mendrisiotto

Per un 30enne del Mendrisiotto la fragilità della tossicodipendenza si è trasformata in un’attività di spaccio. L’uomo si è presentato oggi pomeriggio alla Corte d’Assise correzionale, presieduta dal giudice Curzio Guscetti, per rispondere dei reati di infrazione aggravata e contravvenzione alla Legge federale (Lf) sugli stupefacenti.
Tra settembre 2022 e agosto 2024, l’imputato ha alienato complessivamente 665 grammi di cocaina, 500 grammi di hashish e tre pastiglie di MDMA. Il 30enne ha avuto un ruolo attivo in diversi traffici locali, svolti in cambio di pochi grammi di sostanza per il suo consumo personale.
In particolare, è stato coinvolto nel giro gestito da un 25enne (condannato lo scorso 28 agosto per un traffico di 800 grammi di cocaina in due anni e truffa): per quest’operazione, egli ha imballato 250 grammi di cocaina in sacchettini da 0,6 grammi e ha importato dall’Italia almeno 265 grammi della stessa sostanza. Tali quantitativi rientrano nel totale alienato per il quale è stato condannato.
Il percorso di recupero e la sentenza
«Sono cambiate tante cose – ha dichiarato l’imputato in aula – ho intrapreso un percorso di disintossicazione a titolo volontario presso la clinica Santa Croce (lo scorso febbraio, all’apertura dell’inchiesta, ndr) e in seguito, dal 10 aprile, presso Villa Argentina».
Il 30enne ha risposto dettagliatamente e con tono educato alle domande del giudice, raccontando senza problemi la sua esperienza nel centro. Ricadute? «Una nei primi tre mesi» ha ammesso, riferendosi a un consumo di cocaina. Ha aggiunto di essere riuscito, in seguito, a mantenersi in «piena astensione» durante le prime ore di uscita concesse, che ha trascorso esclusivamente con la madre. Tuttavia, ha sottolineato anche di aver avuto «difficoltà con l’alcol (un aperitivo, nulla di più)», in quanto a Villa Argentina è richiesta una completa astinenza.
Gli è stato concesso un congedo esterno per lo sport, che ha sfruttato riprendendo con il Judo, disciplina che amava fin da bambino e che ha trovato «molto soddisfacente» e vorrebbe tornare a praticarlo «con il tempo a livello agonistico». Per il momento, gli obiettivi del suo percorso di recupero sono «stabilire amicizie sane» e «trovare un lavoro».
Il processo si è tenuto in forma abbreviata, grazie a un accordo tra la procuratrice pubblica Veronica Lipari e l’avvocato difensore Nuria Regazzi: una pena di 24 mesi di detenzione sospesi condizionalmente a favore di un trattamento stazionario obbligatorio della tossicodipendenza, più una multa di 200 franchi per la contravvenzione. Il giudice Guscetti ha ritenuto la pena consona «per la lieve scemata imputabilità» riconosciuta anche dal perito psichiatrico, accettando l’accordo tra le parti.
«Nonostante gli inciampi, ha sentito la necessità del trattamento – ha evidenziato il giudice –, vada in punta di piedi». Con queste parole, Guscetti ha augurato al 30enne di tenersi lontano «dalle cattive influenze» e di investire nel suo futuro.

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