Una rete di nove imputati chiave (tra cui i due ex dirigenti della filiale ticinese) è chiamata alla sbarra con le accuse di ripetuta truffa per mestiere, amministrazione infedele e corruzione.

Dopo un incendio o un’alluvione si pensa sempre a ricostruire dalle macerie. Quest’oggi, alle Assise criminali, approda una delle più note maxi-truffe commesse in Ticino negli ultimi anni: il caso Belfor, dove il risanamento, attività principale della società leader nel settore, era in realtà una facciata truffaldina durata per circa un decennio. Una macchina di profitto illecito partita proprio dai due ex dirigenti della filiale ticinese di Belfor Suisse (con sede Gisikon) a Lumino.
Il meccanismo della truffa
I due fratelli (un 42enne e un 51enne) sono accusati di aver gestito l’attività indisturbati in correità con la ex dipendente chiave dell’azienda Sublimity, società esterna di subappalto per la manodopera (di cui i due erano anche azionisti), e il direttore e capoprogettista di Belfor Ticino. Non si tratta solo di un’accusa basata su sovrafatturazioni o prestazioni gonfiate ai danni delle assicurazioni.
Secondo la procuratrice pubblica Chiara Borelli, la gestione della truffa milionaria è stata possibile grazie alla fitta rete di complici e alla loro corruzione, che ha coinvolto anche un funzionario pubblico, tre ispettori assicurativi dei sinistri e un perito.
Promotori del raggiro
I due fratelli, difesi da Maria Galliano e Niccolò Giovanettina, sono imputati di ripetuta truffa per mestiere, amministrazione infedele, corruzione di pubblici funzionari e fra privati, appropriazione indebita e falsità in documenti.
Arrestati nel maggio del 2023, sono accusati di aver promosso e organizzato un sistema di sovrafatturazione tramite la filiale ticinese della Sublimity, spesso attraverso falsi contratti di subappalto o servizi fittizi.
I due avevano un doppio ruolo: richiedevano manodopera come dirigenti di Belfor e la mettevano a disposizione come azionisti della Sublimity. Il tutto sarebbe stato facilitato, anche se i due hanno sempre negato, da assicuratori compiacenti che avrebbero dato il nullaosta su interventi di ripristino negli stabili in base a ordini di prestazioni gonfiate.
Il margine illecito era suddiviso con i complici e i correi attraverso il pagamento di tangenti regolari in contanti, minimizzando come semplici regali o prassi di settore. In poche parole hanno sminuito il reato di corruzione.
I fratelli sono rimasti in carcere per poco più di un anno, fino al rinvio a giudizio da parte della procuratrice. Il 41enne è stato scarcerato a fine settembre del 2024, mentre il 50enne, considerato la mente e il principale indagato, a novembre dello stesso anno.
La fitta rete di complici
Il vero elemento di gravità del caso risiede nel numero di figure coinvolte. Oltre ai due fratelli ex dirigenti, l’atto d’accusa coinvolge altre sette persone, essenziali per il funzionamento e la copertura dello schema.
Secondo l’accusa, le tangenti venivano pagate per assicurarsi che i complici chiudessero un occhio o addirittura facilitassero l’operato, garantendo il flusso costante di denaro dalle assicurazioni verso la rete dei due fratelli.
La dipendente chiave della Sublimity è imputata in correità di amministrazione infedele e appropriazione indebita, in quanto ha facilitato internamente il raggiro e le procedure gonfiate. I tre ispettori assicurativi per i sinistri e il perito esterno sono accusati di corruzione passiva per aver approvato fatture gonfiate in cambio di tangenti.
All’appello manca il 46enne, ex funzionario pubblico della sezione logistica, che ha ammesso di aver ricevuto tra i 20 e 25 mila franchi in contanti (non è incluso tra gli imputati). Gli altri imputati sono difesi da Nicola Orelli, Anna Grümann, Francesca Lanz-Piffaretti, Marco Masoni, Luigi Taddei, Mauro Ermani e Luisa Polli.
Sarà compito della Corte delle Assise Criminali presieduta da Amos Pagnamenta affiancato da Luca Zorzi e Fabrizio Filippo Monaci e assessori giurati, accertare, nei prossimi giorni di dibattimento, l’estensione di questa rete e le singole responsabilità penali di tutti gli imputati coinvolti.
Vittime illustri
A sostenere l’accusa pubblica vi sono anche numerosi accusatori privati che attravverso i loro rappresentanti legali chiederanno il risarcimento dei danni subiti. Tra le parti lese figurano la società stessa, Belfor Suisse, oltre a importanti compagnie di assicurazione: Baloise, Helvetia e Mobiliare.
Ci sarà un numero di speciale in merito al processo!

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