Condannato a 23 mesi, ma straccia la sentenza

Anche alla Carp, il 63enne italiano della Leventina è colpevole di incendio intenzionale e coazione. Inoltre è stato espulso per 5 anni

«Aveva l’occasione di riflettere». Con queste parole, la giudice Giovanna Roggero-Will ha confermato la condanna per il 63enne italiano della Leventina, reo di incendio intenzionale e coazione. La Corte della Carp, composta anche dai giudici a latere Rosa Item e Francesca Lepori-Colombi, ha avvallato il verdetto di prima istanza, con leggere modifiche: una pena di 23 mesi di carcerazione di sicurezza e 5 anni di espulsione.

‘Comportamento inaccettabile‘

La colpa è «grave» sia per il movente sia per la recidiva specifica «per quasi tutti i reati a suo carico». Il 63enne «ha agito con il desiderio vendetta»  mosso anche dal rancore. Non accettava l’orientamento sessuale di alcune persone che l’ex compagna frequentava. «Il suo comportamento non è accettabile in una società civile», in quanto da ciò sono partite le minacce e le ingiurie contro la donna fino ad arrivare all’incendio della catasta di legno vicino alla sua casa, all’alba del 23 agosto 2024. Particolare anche la condotta processuale. L’uomo ha interrotto la lettura della sentenza con tono polemico un paio di volte e alla consegna del dispositivo lo ha stracciato.

‘Non è stato capace di capire‘

La giudice Roggero-Will ha spiegato che l’uomo «ha perso l’occasione» durante il procedimento del 15 ottobre, di dimostrare un minimo di ragionevolezza. Tuttavia, ha solo enfatizzato con i suoi gesti la volontà di scaricare la colpa e la responsabilità sugli altri.

L’atto d’accusa, emanato dalla procuratrice Veronica Lipari, è stato pertanto confermato, sebbene la Corte abbia accolto alcune tesi difensive di Ruben Borga. In particolare, è stato ridimensionato il reato principale in incendio intenzionale di poca importanza, e sono stati inglobati nella coazione sia lo stalking e le minacce subite dalla donna sia le ingiurie subite da terzi.

Alcuni episodi, tuttavia, sono stati abbandonati per mancata o tardiva querela. Confermati anche i reati di danneggiamento, ripetuta disobbedienza a decisioni dell’autorità (la revoca della pena di 90 giorni in merito al divieto di avvicinarsi alla sua ex compagna è inclusa) e ripetuta guida senza autorizzazione.

Tali cambiamenti sono stati considerati lievi, tanto da non influire sulla pena, che è stata ridotta di appena un mese rispetto alla condanna di prima istanza. Inoltre, un anno di espulsione in meno (5 anni) e una multa di 300 franchi. Il 63enne dovrà risarcire la donna con 2000 franchi per indennizzo di torto morale e le ulteriori pretese sono state rinviate al foro civile.

L’ultimo gesto

La reazione del condannato non si è fatta attendere. L’uomo si è alzato immediatamente dopo aver stracciato la sentenza, si è voltato e ha guardato impassibilmente tre dei quattro figli presenti. Un leggero sorriso e ha lasciato l’aula, scortato dagli agenti.


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