Giro di squillo: una 63enne condannata

Tredici mesi sospesi ed espulsione per la donna che ha gestito e guadagnato, sfruttando una connazionale per le sue prestazioni sessuali

Quattro clienti in tre giorni prima dell’arresto. I fatti sono stati ammessi.

Pronta per fare un salto di qualità negli affari, una 63enne cinese, residente in Italia, è finita davanti alla giustizia per aver messo in piedi un piccolo giro di prostituzione a Lugano nell’aprile del 2024. La Corte d’Assise correzionale, presieduta da Paolo Bordoli, ha riflettuto sulla situazione: nonostante l’assenza della 63enne in aula, il giudice era perplesso sul ruolo della donna e il suo coinvolgimento nel giro.

«Probabilmente c’era passata prima e sopra l’imputata c’è qualcun altro». Tuttavia, la Corte ha trovato corretto l’accordo trovato tra il procuratore pubblico Simone Barca (sostituito dalla pp Anna Fumagalli) e l’avvocato Giorgia Maffei: 13 mesi sospesi per un periodo di prova di due anni (da dedursi il carcere preventivo di 57 giorni), una multa di 100 franchi (anziché 500 come concordata dalle parti), l’espulsione di 5 anni e l’iscrizione al SIS.

La logistica del business

La pianificazione era dettagliata. Il 25 marzo 2024, la 63enne era giunta a Lugano per verificare la logistica e acquistare una SIM telefonica. Pochi giorni dopo, il 3 aprile, aveva scelto con la vittima (già dedita alla prostituzione) il luogo dove esercitare tramite la piattaforma Booking. Nel giro era coinvolta anche una terza persona incaricata di pubblicizzare, gestire i contatti con i clienti e inviare informazioni su orari e prezzi. Pretendeva un compenso del 50% da dividere con l’imputata. Tra l’8 e il 10 aprile 2024 hanno generato un incasso di 680 franchi con quattro clienti. La vittima esercitava anche da massaggiatrice, trattenendo la mancia di 50 franchi senza comunicarlo.


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