Tragedia di Barbengo: 24 mesi sospesi al giovane conducente

Ha risarcito le vittime e ammesso subito le proprie colpe, ma continua a rivivere quel dramma quasi ogni notte nel rimorso.

Incidente Barbengo 29 agosto 2023
(Fonte Rescue Media)
Il luogo dell’incidente dell’agosto 2023 a Barbengo (Rescue Media)

L’alta velocità e una curva fatale sono costate la vita a una 14enne, morta dopo otto mesi di sofferenza. «Esistono tragedie davanti alle quali bisogna solo far silenzio». Con queste parole il giudice Marco Villa ha pronunciato la sentenza nei confronti del 20enne italo-americano che ha causato l’incidente stradale di Barbengo del 29 agosto 2023. In rito abbreviato, il magistrato ha confermato la pena concordata tra la procuratrice pubblica Chiara Buzzi e l’avvocato difensore Nicola Orelli: 24 mesi di detenzione, sospesi per un periodo di prova di due anni.

Una tragica notte di fine agosto

Era appena passata la mezzanotte e mezza quando la vettura, guidata dal giovane, all’epoca appena diciottenne, stava percorrendo via Agra a Barbengo. Secondo la perizia tecnica, stava viaggiando a 116 km/h sugli 80 e, al momento di avvicinarsi alla curva, il conducente ha ridotto la sua velocità, scendendo a 109 km/h. Quella frenata, tuttavia, non è bastata: il guidatore ha perso il controllo dell’auto, ha invaso la corsia contromano e urtato poi il muro di contenimento. L’impatto è stato tale da far ribaltare l’auto, che ha terminato la sua corsa sul tetto.

Le conseguenze sono state tragiche. La 14enne svizzera, seduta sui sedili posteriori, ha riportato lesioni gravissime che hanno reso necessario un lungo calvario ospedaliero, prima all’Ospedale Civico di Lugano poi al Kinderspital di Basilea, conclusosi con il suo decesso il 6 maggio 2024. Nell’incidente, sono rimasti feriti anche due minori: un 17enne e una 15enne americani, quest’ultima colpita da diverse fratture e lesioni interne.

«Continuavo a riviverlo»

«Ogni notte ci penso prima di andare a dormire. Non è una cosa bella, soffro e so di aver fatto soffrire molte persone», ha confessato il giovane in aula. Sono passati più di due anni, il 20enne è tornato in America, dove sta studiando finanza alla Bentley di Boston. Ex pilota di Formula 4 e appassionato di go-kart, dopo quell’episodio ha deciso di abbandonare definitivamente il mondo dell’automobilismo. «Mi sentivo male, non lo ritenevo più opportuno», ha spiegato, sottolineando come la velocità, un tempo sua passione, sia diventata l’origine di un incubo.

Il senso di colpa è stato un peso che nemmeno il trattamento psicoterapico è riuscito a lenire del tutto. Il giovane ha interrotto il percorso con lo psicologo a fine maggio 2024, quando ha lasciato il Ticino – dove risiedeva dal 2018 frequentando la scuola americana del Luganese – per iniziare il suo percorso universitario. Eppure il trauma è ancora presente. «Continuavo a riviverlo», ha ammesso e per questo non ha più voluto aiuto. «Ogni mese, quasi ogni notte ci penso prima di andare a dormire».

Sincero pentimento e riparazione

Al giudice Marco Villa sono bastati una decina di minuti per ritenere la pena adeguata alla gravità dei fatti ma anche al comportamento dell’imputato. Il giovane, infatti, è risultato incensurato e ha collaborato pienamente fin dai primi momenti. Inoltre ha riconosciuto le proprie responsabilità, dichiarandosi «sinceramente pentito e colpito» – come ha voluto anche sottolineare la pp Chiara Buzzi – provvedendo al risarcimento economico delle vittime nell’immediato, grazie al sostegno economico dei suoi genitori.

In chiusura, il giudice Marco Villa ha rivolto un ultimo pensiero al futuro del ventenne, consigliandogli di riprendere il supporto di un professionista per poter elaborare il trauma e riuscire, nonostante il peso indelebile dell’accaduto, ad andare avanti, augurandogli il meglio per il suo avvenire.


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