Pena da espiare per il 35enne croato, che ha insultato e partecipato all’aggressione di un 47enne in correità con un 36enne

È stato il silenzio, interpretato come una giustificazione, ad accendere la miccia del caso approdato oggi (in aula) davanti alla Corte d’Assise correzionale. «Ha partecipato a un’azione dinamica e aggressiva, introducendo un’arma» ha ribadito la giudice Monica Sartori-Lombardi, allineandosi alla tesi accusatoria del procuratore pubblico Alvaro Camponovo.
Dopo un attento esame degli atti, il reato di aggressione (l’unico contestato) è stato confermato dalla Corte, sebbene l’imputato ha ritrattato «malamente» la sua versione anche in aula.
Perciò, il 35enne è stato ritenuto colpevole di aggressione (in correità), danneggiamento, ingiuria, ripetuta infrazione alla Legge federale (Lf) sugli stranieri e furto di poca entità.
‘Insomma capitano tutte a lei’
Durante l’interrogatorio, il 35enne croato del Bellinzonese ha espresso con tono determinato quanto non stia vivendo «nei migliore dei modi» la situazione carceraria. Le quattro sanzioni disciplinari (per lui non corrette) lo hanno condotto, ancora tuttora, a trovarsi in regime di rigore dal 25 gennaio. «Insomma capitano tutte a lei» ha sottolineato la giudice Monica Sartori-Lombardi, cercando di non far divagare l’imputato molto loquace e per nulla tranquillo.
Ammettendo di aver precedenti «che risalgono a dieci anni fa», si è dimenticato di menzionare, però, quella recente del primo agosto 2025: ha violato il divieto d’entrata ancora vigente, che sarebbe scaduto solo il 26 agosto 2026. Nonostante, negli ultimi anni abbia vissuto «una vita tranquilla» in Spagna, «lontano dai guai», non ha trovato stabilità con il suo continuo cambio di lavori (dimettendosi dall’ultimo). I piani per il futuro sono quello di tornare in Croazia e fare il camionista.
‘Ho accettato di accompagnarlo’
L’uomo ha riconosciuto parzialmente i fatti, ma ha contestato l’aggressione, avvenuta il 18 agosto 2025 tra le 8 e le 9 presso un’abitazione di Cadenazzo. Avrebbe solo accompagnato un 36enne (suo correo nella vicenda).
«Siamo andati prima da una persona, questa non c’era. Lui (il correo, ndr) mi ha detto di accompagnarlo da questo signore (la vittima dell’aggressione, ndr)». Motivo? La ricerca della verità su alcuni dubbi: la donna che il 36enne stava frequentando (amica ed ex dell’imputato) gli avrebbe raccontato di essere stata violentata dal 47enne.
«Non sapevo di cosa si trattasse» prima di giungere nel monolocale. In realtà volevano spiegazioni. Il silenzio trovato ha scatenato la reazione violenta del 36enne: ha colpito ripetutamente il volto del 47enne, mentre il 35enne lo insultava, stando fermo.
La vista del sangue, ha portato l’intervento del 35enne, che ha cercato di separare i due. Lo ha enfatizzato in aula ripetutamente, aggiungendo anche che quel tentativo è fallito proprio, perchè era reduce da un intervento al braccio. Ha tentato di andarsene, ma «ero chiuso dentro e ho urlato dove sono le chiavi» sperando che il suo correo gli permettesse di uscire. Poi il 35enne ha danneggiato la giacca in pelle e il telefono della vittima, sottraendogli dal borsellino 20 franchi
Un’arma bianca nella dinamica già violenta
«Il comportamento processuale si conferma da solo». Il 35ene ha una serie di precedenti risalenti sin dal 2013 per episodi simili e per il pp era necessario ricordarlo. Non c’è stata una presa di coscienza, sottolineando le numerose volte che ha violato il bando, sapendo di non poter tornare in Svizzera (era stato espulso per 10 anni, con scadenza agosto 2026).
«Una violenta aggressione gratuita per futili motivi» che il pp ha descritto come una «spedizione punitiva» mossa da una «questione di gelosia». Il 35enne ha partecipato «attivamente all’azione, insultando» la vittima per poi afferrare un coltello, spezzarlo tenendolo in mano lo ha ferito al polso sinistro intenzionalmente o accidentalmente poco importa.
Ha partecipato, inserendo nella dinamica già violenta la presenza di un’arma da taglio, cosciente della pericolosità di tale gesto. Il 35enne ha negato di aver messo in tasca l’arma. «Nemmeno il dolo eventuale è immaginabile» per giustificare ciò: ha agito per dolo diretto.
«È inutile nascondersi dietro a storie e frittate rigirate» per Camponovo la colpa è grave sia dal profilo soggettivo e oggettivo. Nessuna attenuante. I precedenti pesano e per Camponovo la condanna sarebbe da espiare: 14 mesi (includendo la revoca dei 90 giorni dell’ultima condanna) assieme a una multa di 100 franchi e una pena pecuniaria da 20 aliquote da 30 franchi. Inoltre l’espulsione dalla Svizzera per cinque anni.
Nessuna aggressione, manca l’intento
«La vittima di un reato odioso», che mostrato un «atteggiamento superficiale e sprovveduto» convinto che il divieto d’entrata fosse terminato. Così Michela Ferrati ha descritto il 35enne, che aveva consumato cocaina, ormai «una costante nella sua vita», poco prima dei fatti.
Tutto è successo all’improvviso, in una manciata di minuti. È stata la confidenza della donna menzionata precedentemente il vero «catalizzatore narrativo»: per la difesa il 35enne non è stato lui a cogliere i sospetti. «Era scollegato dalla vicenda», appena ritornato in Svizzera si è riavvicinato a «quella cerchia da amici», considerati solo «calamite di guai».
Per la difesa ci sono «versioni che collimano» perchè «manca l’intento», ossia l’elemento soggettivo del reato. I due si sarebbero recati assieme «non mossi da alcun tipo di gelosia, ma dal dubbio sulla veridicità della storia della donna». Era un semplice «andiamo a parlare» senza alcun «accordo punitivo espresso».
Sono entrati bussando la porta. Lui ha reagito con insulti al silenzio del 47enne. Per difesa è stato un «atteggiamento ostile» quello del 35enne nella vicenda, ma «è rimasto dietro al correo», che si è trasformato in «una furia». Il 35enne «ha tentato di fermarlo» senza riuscirci. Poi, ha cercato di sottrarsi alla situazione, ma la porta era chiusa a chiave e ha urlato.
È stata una dinamica accidentale quella della ferita alla mano. Come del resto non è stata «per rabbia» che ha lacerato la giacca in pelle del 47enne, ma cercava il crack nel locale. Tutto è partito da «uno sdegno che ha sentito autentico, non c’è stato un progetto predatori, ma è stato un gesto istintivo».
Ferrati ha perciò chiesto il proscioglimento dall’aggressione o la derubricazione in lesioni semplici colpose. La colpa è lieve solo, perchè ha insultato «facendosi coinvolgere emotivamente» dopo aver sentito ciò che ha subito la ex. Secondo la difesa, ci sarebbero attenuanti da considerare: la collaborazione e la prognosi contenuta. La pena non deve essere superiore a quella già espiata (quasi sei mesi), ritenuta sufficiente. Inoltre ha chiamato il caso di rigore, nonostante il 35enne abbia il divieto di entrare in Svizzera fino al 2028.
Alla fine della discussione, il 35enne, leggermente indignato, si è sentito offeso dal pp per aver tirato fuori ciò che è successo in passato, ma interrotto dalla giudice Sartori ha voluto ridire di non aver aggredito la vittima, in quanto era lontano: «Ho già pagato ciò che ho commesso in passato».
Una pena adeguata da espiare
Monica Sartori-Lombardi ha ribadito che il 35enne non era «estraneo» alla vicenda, in quanto ci sono stati uno scambio di messaggi tra lui e la donna, che mettevano alla luce il comportamento inappropriato della vittima. Perciò non la tesi difensiva on ha «intaccato» il giudizio della Corte sulle azioni dell’imputato, scaricando la colpa sul correo (in sede d’inchiesta) come l’autore della ferita alla mano della vittima dovuta a un anello e non a un coltello.
La colpa generale è media: ha agito «per motivi futili ed egoistici» innescando un episodio di violenza «dimostrando disprezzo per l’integrità altrui». Nessuna attenuante: dichiarazioni discordanti, collaborazione inesistente e un atteggiamento processuale non idoneo, «scaricando le responsabilità sugli altri». La Corte ha ritenuto 14 mesi (da dedursi il carcere già subito) una pena «adeguata» che include anche la revoca del agosto 2025. La prognosi «non appare per nulla positiva» perciò la pena è da espiare totalmente, in quanto i suoi precedenti penali non giovano la sua situazione.
Il caso di rigore non è stato riconosciuto in quanto i suoi legami con il territori «non sono del tutto solidi» e le intenzioni di andare all’estero confermano ciò. Espulsione di 5 anni, ma niente SIS. Confermata la multa e la pena pecuniaria proposta da Camponovo.

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