Confermato il tentato omicidio alla madre: 3 anni e 6 mesi

Il carcere non è il luogo idoneo per il 49enne che ha visto la sua condanna sospesa a favore di un trattamento stazionario specialistico

Aggressione a Solduno
È stato un tentato omicidio quello a Solduno

Un dramma familiare segnato dal disagio psichico e dall’isolamento sociale. È questo il quadro emerso davanti alla Corte d’Assise criminale, che ha condannato a 3 anni e 6 mesi un 49enne per il tentato omicidio intenzionale ai danni della madre. La Corte presieduta da Curzio Guscetti, ha evidenziato quanto il carcere non rappresenta l’ambiente idoneo per un uomo che necessita prima di tutto di una presa in carico specialistica e perciò la pena viene sospesa a favore di un trattamento stazionario.

La spirale dell’isolamento e l’aggressione

La vicenda affonda le sue radici in un contesto di profondo disagio psicologico. Dal 2011, a seguito di diversi fallimenti lavorativi, il 49enne si è chiuso in sé stesso all’interno di una «bolla dorata» creata dai genitori. Questo ha nutrito e rafforzato i sentimenti positivi e negativi nei loro confronti, vivendoci assieme.

Con il tempo la situazione è diventata «poco gestibile». I genitori, intimoriti dalle sue reazioni e dai suoi agiti aggressivi, avevano finito per «adattarsi a ogni sua volontà». La Corte ha sottolineato che la situazione è stata favorita «in modo importante» dalla decisione autonoma dell’uomo di ridurre la terapia farmacologica prescritta per la sua turba psichica. In un momento di forte frustrazione, innescato da una banale richiesta di aiuto nelle faccende domestiche, il 49enne ha sfogato la propria rabbia sulla madre.

Un’aggressione violenta e ripetuta in tre distinti momenti, durante la quale la donna è stata percossa al capo e strangolata fino a temere per la propria vita. Le dichiarazioni della vittima sono state riconosciute come «chiare, precise, lineari e coerenti», limitandosi a raccontare i fatti senza gravare ulteriormente sulla posizione del figlio.

Dolo eventuale e scemata imputabilità

Nonostante la difesa abbia sostenuto l’assenza dell’elemento oggettivo e l’impatto attenuato dei colpi dalla moquette a terra, la Corte ha confermato il reato principale. Tuttavia, al 49enne è stato riconosciuto un dolo eventuale di carattere molto grave – ai limiti del dolo diretto – per via della pericolosità del suo agire, pur confermando che la volontà di far del male c’era.

Inoltre, la vittima «ha sentito di morire» dopo essere stata ripetutamente «percossa e strangolata» e questa considerazione basterebbe per confermare il reato. Ha agito come «un automa», che nonostante tutto ha persistito con «tenacia» commettendo una triplice aggressione.

La colpa è globalmente media tenendo conto delle attenuanti. Infatti, nel calcolo della pena si è tenuto conto della grave scemata imputabilità dell’imputato, del pentimento mostrato nell’immediato post-aggressivo, della collaborazione e del sofferto vissuto personale. Elementi che hanno portato a ridimensionare la pena ipotetica di 4 anni in 3 anni e 6 mesi.

Niente carcere: la priorità è la cura

La decisione di sospendere la condanna nasce dalla perizia, che ha evidenziato la scarsa consapevolezza che l’uomo possiede della propria patologia e delle sue conseguenze. La misura stazionaria mira invece a garantire la sicurezza della collettività. Al contempo, a guidare l’uomo attraverso un percorso terapeutico obbligatorio, con l’obiettivo finale di fargli raggiungere una reale autonomia.


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