‘Chiamate shock’: quattro condanne

Pene sospese tra i 12 e i 22 mesi, oltre all’espulsione di cinque anni. Questo il bilancio dei tre processi alle Correzionali

Gli anziani sono le vittime ideali delle ‘chiamate shock’

Una telefonata improvvisa, una brutta notizia che manda in panico la vittima anziana: questa è la tipologia di truffa approdata quest’oggi in aula, le cosiddette ‘chiamate shock’. Tre processi celebrati nella mattinata del 6 agosto e quattro imputati (tre cechi e un polacco) colpevoli principalmente di truffa. Tutti hanno ammesso i fatti davanti alla Corte d’Assise correzionale presieduta dal giudice Amos Pagnamenta.

Stessi schemi, diverse vittime

Il modus operandi è lo stesso: fingersi qualcuno e chiamare le vittime, raccontando loro una brutta storia che ha coinvolto un parente (una malattia grave o un arresto per un incidente). Con insistenza viene chiesta un’importante somma per risolvere la vicenda, facendo leva sullo scarso tempo disponibile. Una pressione che spinge le vittime a consegnare a terzi ciò che è stato richiesto: questo era il ruolo dei quattro imputati, ovvero ritirare il ‘riscatto’.

Un compito assegnato solitamente alle ultime ruote del carro di una grande organizzazione criminale. Tuttavia, i tre casi non hanno alcun nesso l’uno con l’altro, nonostante i fatti si siano verificati in diverse località ticinesi tra il 13 e il 20 aprile scorso. Le inchieste sono state coordinate dal procuratore pubblico Zaccaria Akbas, che assieme a ciascun avvocato ha trovato un accordo sulle pene.

La promessa di un compenso

I primi a comparire in aula sono stati un 55enne e un 59enne cechi (difesi da Ugo Mantoan e Roberto Rulli) che, mossi da una prospettiva di guadagno, erano pronti a eseguire le istruzioni provenienti dall’estero. Tuttavia, sono stati fermati a Gordola il 20 aprile scorso a bordo di un’auto intestata a una donna. Quest’ultima si è fatta avanti solo qualche giorno fa, richiedendo il dissequestro del veicolo. Un imprevisto che non ha creato problematiche. I due uomini sono stati condannati rispettivamente a 14 e 15 mesi sospesi per un periodo di prova di tre anni.

Il 47enne ceco (difeso da Ugo Mantoan), fermato a Biasca il 17 aprile, era invece a bordo di un taxi, ma la sua pena è solo parzialmente sospesa. Motivo? Le precedenti otto condanne estere a suo carico: truffe e furti che gli hanno fatto passare complessivamente 12 anni in carcere. Condannato a 12 mesi per un solo colpo , di cui 6 da espiare e il resto sospesi per tre anni. Sarà l’unico a dover rimanere in carcere fino a metà ottobre.

L’ultimo imputato, invece, è un 47enne polacco (difeso da Olivier Ferrari), che è stato condannato per truffa aggravata per mestiere e ripetuto abuso della licenza e delle targhe. Lui ha effettuato più colpi tra il 13 e il 15 aprile, spostandosi nell’auto su cui applicava targhe diverse per non farsi riconoscere. L’auto non è stata reclamata dal proprietario. L’uomo si è detto lui stesso vittima di un raggiro, sostenendo che non sapeva di commettere un reato: pensava semplicemente di doversi occupare di ritiri su commissione. Per lui una pena di 22 mesi sospesi per tre anni.

Un facile reclutamento

Tutti e quattro sono stati espulsi per cinque anni dal territorio, con la prospettiva di trovare lavoro nei Paesi d’origine. Al di là delle condanne e del recupero immediato della refurtiva, la vicenda solleva interrogativi più profondi. A preoccupare è la vulnerabilità delle vittime, disposte facilmente a pagare qualsiasi importo pur di uscire dall’incubo prospettato.

Le organizzazioni criminali continuano ad affinare le tempistiche e le strategie, facendo leva su reclute trascurabili, ma disposte a rischiare per cifre modeste. L’emergenza resta alta: da novembre 2025 si sono registrati altri sette arresti nel Cantone (tra cui figurano anche una 18enne e una minorenne) per episodi analoghi non ancora giunti a processo. Nei prossimi giorni seguirà un approfondimento sul fenomeno delle ‘chiamate shock’.


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