Pestaggio al Parco Ciani: tra la viralità e i primi riscontri

Pioggia di like, commenti e condivisioni ridisegnano parzialmente la cronaca giudiziaria della vicenda dello scorso luglio

Scena del pesstaggio al Parco Ciani del 9 luglio
Screenshot del video diffuso online che ritrae la vicenda del 9 luglio

Un’aggressione sfociata in un tentato omicidio, non una rissa come invece è stato battuto a caldo dai social subito dopo i fatti. A un mese da quel 9 luglio, che ha scosso il Parco Ciani di Lugano attorno alle 18, è il momento di tracciare i primi riscontri in una riflessione su come i social network rischiano di trasformare la violenza in puro intrattenimento.

La giustizia da algoritmo

Dal video messo in rete dal profilo social tgdom_24, non c’è spazio l’interpretazione: si vede chiaramente un aggressore a cavalcioni sulla vittima a terra, infierendo con un raffica di pugni e altri due che calciano alla testa in alternanza. Una violenza cruda, che ha visivamente scioccato i presenti, ma anche il popolo social. Quella che a tutti gli effetti era un’aggressione brutale è stata liquidata dalla pagina social come “rissa abbastanza grave” e usata come contenuto per like.

Ricordiamo che le immagini ritraggono solo una parte dell’azione che vede quattro presunti responsabili: un 36enne iraniano, un 35enne etiope e un 33enne albanese – tutti senza fissa dimora – oltre a un 46enne italiano del Mendrisiotto. La procuratrice pubblica titolare dell’inchiesta, Petra Canonica Alexakis, ha ipotizzato a loro carico il reato di tentato omicidio intenzionale (subordinatamente lesioni gravi e semplici).

Per tutti gli indagati, è doveroso ricordarlo, vale la presunzione di innocenza fino a un’eventuale condanna definitiva. Sebbene le persone coinvolte avessero consumato stupefacenti qualche ora prima, l’aggressione sembrerebbe essere scoppiata per futili motivi estranei alla sostanza.

Il cortocircuito mediatico e social

Se l’inchiesta ha preso un ritmo serrato sin dai primi istanti, lo si deve anche alla prova schiacciante diffusa online. Questo è un vero e proprio fenomeno di istinto digitale: oltre mille commenti quasi 4’000 like, quasi 200 repost e più di 5’000 condivisioni. Un intervento tardivo, dopo che la pagina si è guadagnato in termini di followers e interazioni, quello della piattaforma di rendere il contenuto solo ora “sensibile”.

Nel mentre gli utenti hanno dato liberamente sfogo alla propria frustrazione su una narrazione distorta, scambiando un pestaggio o aggressione per una “rissa abbastanza grave”. Tutto questo si è trasformato in un danno informativo ed emotivo ampliamente consumato nell’assoluta mancanza di qualsiasi deontologia. Il video ha fatto da acceleratore per la giustizia, ma ha anche mostrato un lato morboso dei social in merito alla violenza.

Collaborazione e l’illusione della sicurezza

Dalle informazioni raccolte, si è appreso che il video è stato visionato dalle persone fermate e che una di esse avrebbe iniziato a collaborare, rendendo prime ammissioni davanti agli inquirenti, sostenendo di non essersi riconosciuto in una reazione tanto violenta, essendo stato sotto l’influsso della droga.

L’episodio si inserisce in un contesto segnato dal consumo e dallo spaccio – dinamiche per cui quell’angolo del Parco Ciani è noto da tempo -, ma era da anni che non si assisteva a una simile violenza in pieno giorno, sotto gli occhi di adulti e bambini.

Nell’immediatezza, ancora prima delle varie interrogazioni delle note testate giornalistiche, le forze dell’ordine hanno rafforzato la loro presenza nell’area verde. Una reazione rapida che ha dato un’apparente percezione di controllo: frequenti pattugliamenti e l’attenzione mediatica ha attenuato le critiche. Qualche giorno dopo i fatti c’è stato un arresto di uno spacciatore proprio nei dintorni. Un dubbio rimane: si tratta di una svolta reale o soltanto di una parentesi temporanea legata alla stagione estiva?

L’ombra delle nuove sostanze e le diverse gang

Il problema affonda le radici in una trasformazione strutturale di cui il Parco Ciani è lo specchio locale: l’evoluzione del mercato dello spaccio e la presenza di gang in competizione tra loro. A preoccupare non è l’emergere di sostanze del tutto sconosciute, ma un marketing spietato. Non parliamo infatti di nuove molecole, bensì di un mix micidiale generato dalla contaminazione durante le fasi di sintesi del prodotto: basi come il cocaina vengono alterate e combinate con altre sostanze, come l’Mdma.

Il risultato è un’offerta commerciale d’impatto, formulata per garantire basso costo e altissima assuefazione, capace di alterare profondamente la psiche. Senza un intervento di fondo che combini la prevenzione sociale al contrasto dello spaccio, la stretta sulla sicurezza rischia di rivelarsi soltanto un tampone provvisorio, destinato a dissolversi con il finire della bella stagione.


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